Sottarco FontegiustaL’Antica Porta di Pescaia ha un immenso valore storico, perchè in origine rappresentava uno dei punti di accesso della città, in seguito inglobata nella Chiesa di Fonte Giusta. Kamullia Onlus, grazie al restauratore Massimo Gavazzi, ha deciso di impegnare le sue risorse per restituire alla Contrada e all’intera città il recupero dei frammenti di pittura ancora presenti nel sott’arco dell’antica Porta di Pescaia. Il lavoro, iniziato nell’aprile 2021 si è protatto per due mesi con il recupero di un’opera di grande importanza architettonica.

Spese sostenute per il restauro:

- Opere murarie: Euro 1.430,00

- Bolli OSP: Euro 48,00

 

Cenni storici:

La duecentesca porta di Pescaia è uno dei trentasei varchi aperti sulle mura senesi antecedentemente all’epidemia di peste del 1348. Si trovava, nel livello più basso della costa che scende dalla Porta di Camollia per poi risalire verso il poggio dei Gazzani, dove esisteva un‘altra antica porta, quella di San Prospero, di cui oggi non restano più tracce. La porta di Pescaia dava principalmente comunicazione alla zona omonima e alla fonte con lo stesso nome, importante per le numerose vasche che alimentava e dove si allevava del pesce in quantità vitale per l’alimentazione dei senesi.

Queste attività, ma anche le altre collocate nell’area, ed i commerci ad esse collegate avevano reso necessaria la costruzione di un posto di dogana, un “gabellino”, dove i gabellieri espletavano le procedure daziarie per l’ingresso delle merci. L’edificio, leggermente aggettante rispetto alla linea delle mura, era definito “portico” e ospitava, analogamente a tutte le altre porte cittadine, dal 1360, un’immagine mariana: la Madonna con il Bambino tra i Santi Paolo e Bartolomeo, opera di Cristoforo di Bindoccio e Meo di Pero, una coppia di pittori assai attiva nella seconda metà del Trecento in cantieri dello Stato senese e del capoluogo, anche prestigiosi come il Palazzo Pubblico e lo Spedale di Santa Maria della Scala.

Si è ritenuto peraltro fino ad oggi che la struttura porticata del complesso daziario fosse all’origine della titolazione della Chiesa di Santa Maria in Portico a Fontegiusta, che tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo fu eretta inglobando il “Gabellino” e la porzione di mura ad esso connessa. Recenti studi riferiscono invece il titolo alla devozione particolare che legava Sisto IV Della Rovere alla omonima chiesa romana, sede di una delle icone mariane più antiche e più venerate dell’Urbe.

Sisto IV fu infatti il promotore della lega anti medicea, comprendente anche Siena, che cercò di impadronirsi di Firenze tra il 1478 e il 1480 con una guerra nel corso della quale, il 7 Settembre 1479, si svolse la celebre battaglia del Poggio Imperiale, presso Poggibonsi, che vide prevalere i senesi sui fiorentini. Nell’occasione l’esercito senese si era votato proprio all’immagine sacra della Porta di Pescaia e sembrò doveroso offrire al miracoloso ritratto della Vergine una sede molto più ampia e prestigiosa, iniziando a costruire uno degli edifici rinascimentali di maggiore bellezza tra quelli senesi, forse non giustamente considerato.

La parte tergale della chiesa predetta coincide perfettamente con l’apertura tamponata della vecchia porta, la quale era stata già murata una prima volta nel 1369, come altre porte senesi, a causa del calo demografico indotto dall’epidemia, per essere a più riprese chiusa e riaperta nei decenni successivi.

La circostanza rese l’impresa della costruzione della chiesa di Fontegiusta assai partecipata e ben sorretta finanziariamente sia dalle istituzioni che dai privati, combinazione inedita per Siena e che si sarebbe riproposta solo per la Basilica di Provenzano, anch’essa edificata per ospitare una icona miracolosa.

La chiusura della Porta di Pescaia e comunque la riduzione del suo utilizzo, oltre al completamento della chiesa con l’apertura del portale, in origine posto sull’attuale fianco sinistro, verso Via Camollia, comportarono una vasta serie di modificazioni all’assetto urbano della zona, fino alla riapertura della attuale arco di collegamento con Via Biagio di Monluc, operata attorno al 1930.

La presenza di alcune tracce di decorazione, con ogni certezza risalenti all’epoca medievale, apposte sull’arco tamponato del fornice (o uno dei fornici) della antica porta, e ancora visibili malgrado il forte degrado che le affligge, costituisce quindi una testimonianza rara e privilegiata di una vicenda urbana, sopra sommariamente ripercorsa, assai complessa e strettamente intrecciata con vari momenti rilevanti della storia di Siena.